| DAL GUERRO ALLA CHIESA DI SAN VINCENZO
| Dal Guerro è possibile giungere alla Gualesa attraverso un tratto di percorso molto antico ancora piastronato solo in autunno o in primavera, quando le culture non lo invadono. Negli altri periodi occorre piegare a sinistra, scendendo, poi a destra. In questo tratto si gode di una bella vista, sia alle proprie spalle, sul percorso già fatto, sia davanti a se, verso le torri di Lavacchio e Gaiato, probabili castellieri liguri, inseriti poi nel sistema difensivo medievale. Nella piana che si attraversa, era forse collocata l’ara sacrificale interna all’accampamento romano.
La Gualesa, nucleo rurale con una stalla molto antica e un pregevole metato, è situata a quota 765 e presenta due maestosi esemplari di rovere, di cui uno circa 6 metri di circonferenza. Fra gli alberi da frutto, al limite dell’aia antistante l’abitazione si osserva un gran noce, pianta considerata pregevole in quanto dai frutti si ricavava olio per uso alimentare e per l’illuminazione.
Si punta ora, in salita, verso il Monte della Campana, ricoperto da una vegetazione mista: querce, aceri, noci, ciliegi selvatici, maggiociondoli, noccioli. Dopo aver seguito per un breve tratto un muretto a secco, si giunge dinnanzi ai ruderi del castello di San Vincenzo a quota 803. Risalente al secolo X, ha rivestito molta importanza nell’Alto Medioevo, come nel castello di valle, collegato con la pieve di San Vincenzo che sorgeva nei suoi pressi, secondo alcuni all’interno delle sue stesse mura.
Si ritorna indietro per il sentiero già percorso per alcune decine di metri, poi si piega a sinistra costeggiando il bosco del Monte, mantenendosi al limite del prato. Dopo un breve tratto in discesa, si gira di nuovo a sinistra e ci si inoltra in un bosco a prevalenza di castagni, con terreno siliceo, lungo un sentiero. Si continua a scendere, fino ad immettersi prima in una carreggiata, girando a destra, sulla strada asfaltata che porta da Pavullo a Verica.
Ci si trova così presso il rio del Vescovo, detto anche rio del Guerro nel quale, sembra, i primi cristiani della zona venissero battezzati per immersione; un documento parrocchiale del XVI secolo ricorda infatti una cappella rotonda che si trovava nei pressi, che poteva essere un battistero.
Con una breve deviazione a destra, si può trovare la Fontana del Vescovo che, assieme a quelle della Fontanina della pineta e a quella del Canone che si incontrerà più oltre, è sempre stata una delle più apprezzate dai Pavullesi.
Si continua per la strada asfaltata fino a giungere alla chiesa di San Vincenzo, in località Monteobizzo, erede della pieve di San Vincenzo di Paule. La parte più pregiata e antica è l’abside romanica, risalente al XII secolo; le altre sono state ricostruite, ristrutturate o ampliate nei secoli XV e XVII. |
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