Ricerche e Tesi    
Panoramica da Poggiocastro
Cà Zuccarini
DA POGGIOCASTRO A PIAN DELLE CASELLE
Si prosegue lungo la mulattiera che parte dallo spiazzo situato sulla vetta, fra la vegetazione caratterizzata ancora in prevalenza da aghifoglie. Si arriva ad un prato, posto sulla destra, che ha invaso la carrareccia; per evitare di calpestare le culture, si imbuca un brevissimo sentiero, separato da una siepe di noccioli da campo, dal quale è possibile godere di un'ottima panoramica su tutto il percorso ancora da compiere. Si continua inoltrandosi in un castagneto su terreno decisamente sabbioso. Si scende fino a quando si arriva ad un bivio (quota 845), dove si deve tenere la destra.
Si abbandona il bosco e, dopo un tratto il leggero pendio si inizia una decisa discesa, fra i campi coltivati. La carreggiata è affiancata da alcuni esemplari di quercia e di robinia, e da siepi costituite da arbusti di biancospino, nocciolo, mora, prugnolo, corniolo, ligustro, che hanno la funzione di rendere pił stabili le scarpate che delimitano i campi. A quota 803, si fiancheggia Cà Zuccarini, piccolo complesso rurale ingranditosi recentemente, che si consiglia di osservare per notarne la diversità rispetto ad alcuni già incontrati, come Cà Bediali o Cà Scarino, o altri ai quali si giungerà nel nostro percorso, come il Guerro e la Gualesa. I diversi materiali utilizzati per la costruzione dei vari corpi (sassi, blocchi di cemento, mattoni, intonaci pitturati) vengono a costituire un insieme non omogeneo, che da un punto di vista estetico fatica ad inserirsi nell'ambiente. Poco dopo si arriva ad un altro bivio, che immette in una nuova carreggiata piegando a sinistra.
Ci si trova ora a fiancheggiare, a valle rispetto alla propria posizione, Pian delle Caselle, località molto importante da un punto di vista storico; si suppone, infatti, che fosse parte dell'accampamento che i Romani avevano installato dopo la definitiva sconfitta dei Liguri nel II secolo a.C.. La parola "caselle" potrebbe infatti derivare da "casulae", i luoghi dove sostavano i soldati. L'importanza strategica della zona continuerà anche nei secoli seguenti, in quanto inserita nel sistema difensivo alto medievale che aveva il suo perno a Monte S. Vincenzo. Proseguendo, si osservano esemplari di biancospino potati ad alberello e inoltre noccioli, oppi, castagne, pioppi e robinie che, ad un certo punto, arrivano a fiancheggiare i due lati della carreggiata.