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Abstract della relazione del Prof. Pini
Andrea presentata al convegno del 5 ottobre 2002
"Raimondo e la sua terra
d'origine"
in Pavullo nel Frignano

Il tema dei rapporti di Raimondo con la sua terra
natale è stato oggetto di una questione dibattuta tra i massimi studiosi della
biografia del generale, in particolare Campori, Sandonnini e Bernardino Ricci, i
quali pur potendo studiare le stesse fonti documentarie espressero pareri
diversi in proposito, alcuni sostenendo che Raimondo sia rimasto fortemente
legato a Montecuccolo, altri invece che a causa della lontananza e del diradarsi
delle visite in Italia i rapporti siano andati via via allentandosi.
I legami nonostante gli ostacoli, rimasero. Oltre la
ragione affettiva, che forse fu quella che per prima venne meno, a tenerli vivi
vi erano il feudo, le proprietà della famiglia, alcuni importanti diritti di cui
Raimondo era compatrono con altri rami della casata e i rapporti ecclesiastici
con la chiesa di cui formalmente era parrocchiano. In merito a questo ultimo
aspetto Raimondo favorì con il proprio assenso la nascita della parrocchia di
Montecuccolo che nel 1672 fu staccata dalla pieve di Renno con decreto del
vescovo Ettore Molza. Al nuovo beneficio parrocchiale i Montecuccoli cedettero
la chiesa, la canonica e alcune terre per il sostentamento del parroco. Alla
stessa chiesa, in occasione della morte della moglie Margherita, fece dono della
somma di cento scudi con cui tra l'altro fu costruita all'interno la cappella
del S.Crocifisso, ora in disuso. L'altro diritto che la
famiglia di Raimondo deteneva e di cui era sempre andata orgogliosa consentiva
ai suoi membri la partecipazione all'amministrazione dell'ospedale di San
Lazzaro di Pavullo. Il fratello minore Galeotto, all'insaputa di Raimondo,
cedette tale diritto al vescovo di Modena Obizzo d'Este. Raimondo, quando venne
a conoscenza della leggerezza del fratello, si adoperò in ogni modo per
riappropriarsene, consapevole del prestigio che ne derivava a lui e alla
famiglia. In particolare, quando il vescovo, fratello del Duca Francesco I, fu
colpito da grave malattia e morì, a costo di far apparire inopportuno il suo
comportamento, scisse e fece scrivere al Duca per riavere quel diritto che
riteneva ragionevole ritornasse ai montecuccoli. Ne ritornò in possesso solo
dopo diversi anni. Raimondo poi aveva ricevuto dal Duca il feudo di
Montecuccolo, Sassorosso e Burgone che egli tenne e amministrò mediante agenti
plenipotenziari di sua fiducia sempre nominati tra i membri di rami collaterali
dei Montecuccoli, i marchesi di Polinago, di Semese e di Guiglia e a sub-agenti
che furono i dottori Pietro e Carlo Ricci di Montecuccolo. In questa veste
Raimondo esercitò tutti i diritti che gli venivano riconosciuti dal regime
feudale allora vigente, tra cui quello di fornire servizi fondamentali come il
mulino, le rivendite di vino, di carne e l'osteria e di incamerarne le
vendite. Il feudo di Montecuccolo non era affatto ricco, le comunità erano
afflitte dalla miseria e spesso avevano difficoltà a pagare le tasse camerali,
tuttavia Raimondo non rinunciò al suo diritto di spillare denaro ai sudditi,
come ordinò una volta a Pietro Ricci inviato appositamente a
Montecuccolo. Numerose furono le questioni che gli agenti feudali dovettero
affrontare e di cui Raimondo si interessò anche direttamente presso la corte
ducale: il restauro del Ponte di Olina, la controversia tra le comunità per la
manutenzione dello stesso ponte, una vertenza per i confini tra Burgone e la
comunità di Acquaria nel 1676. Un'altra questione che Raimondo seguì
personalmente fu la successione nel feudo di Montecenere, Olina e Camatta dopo
la morte del conte di Carlo e l'estinzione di quel ramo collaterale, cui egli
pretendeva di succedere quale parente più stretto. Ne nacque un contrasto con i
conti di Renno e la questione fu risolta solo nel 1681 dopo la morte del
generale. Raimondo aveva ereditato dal padre Galeotto alcune proprietà nel
Frignano, campi, vigne e castagneti. Come per il feudo, egli affidò la gestione
dei propri affari famigliari ai Ricci, tenendosi informato e dando ordini e
suggerimenti attraverso la fitta corrispondenza tra loro.
L'elenco delle
proprietà è lungo, ne ereditò alcune a Ferrara dalla zia materna Giulia Bigi.
Nonostante il numero, le rendite probabilmente erano scarse. Raimondo si
preoccupò di apportare migliorie, di acquistare nuovi poderi, ma il risultato
rimase insoddisfacente. Il generale riponeva grande fiducia
nei Ricci, ma sul loro operato non tutto è chiaro, come emerge dalle velate
accuse contenute in una informazione allegata agli atti di un processo.Tra gli
affari più spinosi che gli agenti dovettero sbrogliare va annoverato l'annoso
problema dell'affitto dei beni del beneficio parrocchiale della Camatta di cui
la famiglia di Raimondo era livellaria almeno da un secolo in cambio di obblighi
irrisori, che tuttavia i Montecuccoli neppure assolsero del tutto. I parroci avevano protestato e richiesto di tornare in
possesso dei beni del beneficio, ma inutilmente. A quei tempi (scrive un rettore
nel 1737) bisognava cedere alla prepotenza dei feudatari. Raimondo, cui nel
1684 si era rivolto il parroco Bonacorsi, risolse la questione rinunciando ai
bene in affitto, trattenendo però a titolo di risarcimento per lavori fatti la
Vigna della Galeotta in Olina, la migliore di tutte. Molti altri incarichi da
sbrigare, i più dispararti, ebbero i Ricci da Raimondo fino alla fine dei suoi
giorni. Gli affari tennero vivo l'interesse di Raimondo per la sua terra,
invece i rapporti affettivi con il tempo si affievolirono, come dimostra il
confronto tra i due testamenti dettati da Raimondo in tempi diversi, il primo
del 1646 dove sono ricordati amici e parenti e l'altro scitto pochi anni prima
di morire in cui nessun accenno a persone del luogo natale compare.
Sono stati consultati: Archivio di stato
di Modena, Archivio Privato Montecuccoli cassette pp e y. Archivio di stato
di Modena, Archivio Notarile di Pavullo, notaio Carlo Ricci Archivio di stato
di Modena, Particolari 932, 935, 940, 1201 Archivio di stato di Modena,
Cancelleria Ducale, Rettori dello Stato, Frignano 6533 Archivio di stato di
Modena, Cancelleria Ducale, Rettori dello Stato, Frignano,
Parrocchie Archivio di stato di Modena, Cancelleria Ducale, Rettori dello
Stato, Montecuccolo Archivio di stato di Modena, Ambasciatori, Germania,
Buste 97 e 99 Archivio di stato di Modena, Archivio per materie, Letterati
nn. 36 e 38 Archivio di stato di Modena, Archivio privato Ricci, n.
12 Biblioteca Estense di Modena, Fondo Sorbelli n. 1439 Archivio
Parrocchiale di Montecuccolo Archivio Parrocchiale di Renno Archivio
Parrocchiale di Camatta C. CAMPORI, Raimondo Montecuccoli, Firenze 1876 A.
VELTZE', Ausgewaehlte schriften desi Raimund Fursten Montecuccoli, vol. IV, Wien
1900 B.RICCI, Lettere inedite a Pietro e Carlo Ricci, modena
1907 T.SANDONNINI, il generale Raimondo e la sua Famiglia, Modena
1913 A.PINI. Montecuccolo, la storia svelata, i signori, la rocca, i feudi,
Pavullo 1999 |
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