Zocca:

IL CASTELLO DI MONTOMBRARO


Già possedimento della Contessa Matilde di Canossa, come altre terre circostanti (Montetortore, Montese, Ciano), Montombraro, dopo la morte della grande Sovrana (25 luglio 1115), appartenne al dominio dei Capitani di Frignano (ex vassalli di Matilde) poi al Vescovo di Modena.
Verso la fine del XII° secolo compare per la prima volta la citazione di Montombraro (Mons Umbrarius), quale comune della podesteria di Savignano, con chiesa dedicata al Santo Salvatore, con il titolo di arcipretura, da cui dipendeva la congregazione della Pive di Ciano. Da un atto di compravendita dell'epoca, tramandatoci dallo storico modenese Girolamo Tiraboschi, si legge "...beni e diritti di Adigerio da Bagno, il quale il 25 aprile 1195 vendette al Vescovo di Modena tutto ciò che egli aveva in toto castro (castello) et curia di Monte Umbrario (…), ove i confini se ne indicano: a monte de Termino (Termine)…"
In seguito alla politica espansionistica del comune di Bologna, che era diretta verso il contado e la montagna, Montombraro subì diversi attacchi e devastazioni. Dopo la sconfitta dei modenesi nella battaglia della valle del Laivino (Bologna), del 1144, i bolognesi occuparono il territorio modenese posto alla destra del fiume Panaro e quindi anche Montombraro.
Dopo un breve periodo di pace ripresero le guerre fra modenesi e bolognesi. Nel 1234, alleatesi con i Montecuccoli ed i Gualandelli, i bolognesi si impadronirono nuovamente del Frignano, istituendo la "Podesteria della Montagna". Il 12 agosto 1239, mentre i modenesi assediavano il castello di Crevalcuore (Crevalcore), i bolognesi, guidati dal capitano Giacomo Prendiparte, assaltarono, conquistarono ed incendiarono i castelli di Montetortore e Montombraro, lasciandovi dei presidi di guardia.
Con la vittoria della Fossalta, del 1249, in cui venne catturato Re Renzo, figlio dell'imperatore Federico II° di Svevia, i bolognesi imposero ai modenesi di non costruire casetelli al di là del Panaro. Contrariamente a quanto era stato stabilito, vennero ricostruiti i castelli di Savignano, di Montetortore e di Montombraro. La violazione degli accordi suscitò l'ira dei bolognesi che, nel 1271, inviarono un forte esercito al comando del capitano del popolo Anselmo da Tivoli (Roma), che assediò, espugnò e distrusse i castelli di Montombraro e di Montetortore, da cui dipendevano anche Castel d'Aiano e Villa d'Aiano che, nel 1309, vennero definitivamente ceduti a Bologna. I modenesi, spalleggiati dagli Estensi, si vendicaranno nella storica battaglia di Zappolino (1325) in cui i bolognesi, fra morti e feriti, lasciarono sul campo 3.000 uomini.
Nel 1336, il Frignano, che continuava ad essere minacciato dai bolognesi e dilaniato da lotte intestine, fomentate dai Montecuccoli, potente famiglia di Pavullo, che spesso era alleata dei bolognesi, si pose definitivamente sotto la tutela di Obizzo II° D'Este, marchese di Ferrara, al quale aveva già chiesto protezione anche il comune di Modena. Va ricordato che i Montecuccoli sono passati alla storia per aver dato numerosi uomini d'armi, i quali si posero al servizio dell'imperatore. L'imperatore Carlo IV°, per ricompensarli per i servigi resi all'imperatore, li nominò feudatari del dominio dell'Abbate di Frassinoro. Il più famoso dei Montecuccoli è Raimondo, uno dei più grandi generali della guerra dei 30 anni (1618-1648) che, nel 1664, sul fiume Raab in Ungheria sconfisse i turchi, che erano giunti a 100 chilometri da Vienna. Accanto a Raimondo Montecuccoli cambattè il montombrarese, Camillo Erbolani, colonnello della cavalleria imperiale, che si distinse in battaglia strappando ben 22 bandiere ai turchi.
Con la pace fra Obizzo II° e il Comune di Bologna, Montombraro e Montorsello venivano ceduti a questo ultimo, che vi mandò una guarnigione per cacciare alcuni banditi bolognesi i quali dopo aver depredato un gruppo di mercanti fiorentini di passaggio si rifugiarono nel castello di Montombraro. Qust'ultimo nel 1340, passò nuovamente sotto il dominio degli Estensi che lo fortificarono lasciandovi una forte guarnigione.
Nel 1390 il Castello di Montombraro fu nuovamente sottratto agli Estensi dai bolognesi, i quali, con l'appoggio di Lanzotti Montecuccoli, assalirono e conquistarono alcuni castelli alla destra del Panaro. Sulla cronaca italiana di Bologna si legge sull'avvenimento:"Montombraro si era dato al nostro comune, il quale era del marchese di Ferrara, ed era dentro del Frignano. Pare che si avesse per battaglia…"…Nella stessa nota si legge che due anni dopo il castello di Montombraro passò nuovamente al marchese Alberto D'Este che concesse molte esenzioni agli abitanti del catello per sollevarli dalle sofferenze subite in tante guerre.
Con questa ultima pace Montombraro passò definitivamente agli Estensi che, fatta eccezione dell'occupazione pontificia (1510-1527) e quella napoleonica (1797-1814), rimase definitivamente agli Estensi fino all'unità d'Italia (1861).
Nel 1404, il marchese Nicolò III° D'Este infeudò il castello di Montombraro ad Uguccioni dei contrarj che, unitamente ad altri castelli, l'unì alla podesteria di Savignano di cui seguirà la sorte fino alla rivoluzione francese.
Nei secoli successivi il Frignano fu devastato dal brigantaggio. Montombraro, posto al confine con il bolognese, pagò a caro prezzo la sua posizione geografica. Infatti, i briganti bolognesi per vendicare le violente scorribande di quelli modenesi infierirono sulle popolazioni montombraresi, accusate di dare rifugio ai briganti.
Le cronache dell'epoca ci ricordano nel 1480 vi furono violente risse ed omicidi fra gli abitanti di Montombraro e quelli di Samoggia (Bologna), che rischiarono di far scatenare l'ennesima guerra fra gli Estensi e Bologna. I Montombraresi, perseguitati dai fanti bolognesi, si rifugiarono presso il prete di Tavernolo.
L'attività dei briganti si intensificò durante l'occupazione pontificia, che aveva nominato il famoso storico fiorentino Francesco Guicciardini governatore di Modena, di Reggio e del Frignano. I noti briganti Morotto e Cato da Castgneto (Pavullo), assoldati dagli Estensi, alla testa di 1000 uomini, scorrazzavano nel bolognese mettendolo a ferro e fuco. Le stesse atrocità venivano perpetrate nel modenese dai Tanari,potente famiglia di Gaggio Montano che, per potere del legato ponteficio di Bologna, tentarono di sollevare le popolazioni del Frignano. Dalle cronache dell'epoca, sulle atrocità perpetrate dai briganti, si legge: "…si abbruciavano gli uomini, case e tegge, si scorticavano vivi gli uomini come se fossero bestie…".
Tali violenze cessarono nel 1527 con la restituzione di Modena, Reggio e del Frignano agli Estensi. Ciò accadde in seguito alla calata in Italia dei famigerati lanzichenecchi dell'imperatore Carlo V° d'Asburgo che, dopo aver ucciso alle porte di Milano il leggendario capitano di ventura Giovanni Dalle Bande Nere, capo dell'esercito pontificio, scesero a Roma mettendola a ferro e fuoco. Il Papa Clemente VII°, che riuscì a sfuggire alla cattura dei lanzichenecchi attraverso il passaggio segreto che collegava il Vaticano con Castel Sant'Angelo, fu costretto ad accettare la pace impostagli dall'imperatore Carlo V° che, fra le varie cose, gli impose la restituzione dei domini estensi, alleati degli Asburgo. Non va dimenticato che l'imperatore Federico III° D'Asburgo, nel 1452, aveva nominato Duca di Modena e Reggio Borso D'Este, il quale, nel 1465, decretò la nascita della fiera di Montombraro.
Dall'antico castello di Montombraro, più volte distrutto e ricostruito sia dai bolognesi che dai modenesi rimasero solo la torre (che poi è stata adibita a campanile), la vecchia chiesa, che con la costruzione della nuova chiesa parrocchiale (1618) venne adibita camera mortuaria, e lo splendido arco (vedi foto in alto), da cui si accedeva al castello.
Nella vecchia chiesa, che anticamente era adibita ad armeria del castello, e nel vicino cimitero vennero sepolti molti dei 550 morti del colera di manzoniana memoria del 1630. Su quei terribili giorni il capitano Ercole Auregli da Montombraro ci ha lasciato una terribile testimonianza: "…non suonano le campane, né Ave Maria e si sono condotti tutti li morti alla chiesa di sotto dinanzi al campanile e si è fatta una fossa dove ne sono stati seppelliti più di 220, e di un'altra fossa dinanzi alla chiesa vecchia, dove si mette tutto il resto che ne morendo, finché non è piena non si serra…".
L'arco, che in realtà era la porta occidentale del castello di Montombraro, è stato distrutto dai bombardamenti americani del 22 febbraio 1945, che rasero al suolo le abitazioni dell'antico borgo, uccidendo quattro persone: Antonio Giorgini, Ettore Auregli, la maestra Paquina Fagioli Balugani e tale Agostini, uno sfollato di cui non si sapeva molto. Altre decine di persone rimasero ferite.
Stupisce che i vari parroci che si sono susseguiti a Montombraro non abbiano sentito il dovere di ricostruire l'arco, un monumento così suggestivo e ricco di storia, che era parte integrante della chiesa parrocchiale. E' quindi auspicabile che l'antico arco venga ricostruito, magari con l'aiuto dei bolognesi, che hanno "riconquistato" Montombraro, non con le spade e gli archibugi, ma "invadendola" piacevolmente da turisti.

Rolando Balugani

Biografia dell'autore
Rolando Balugini, montombrarese, 58 anni, scrittore-giornalista, figlio di una delle vittime della rappresaglia dei Boschi di Ciano, del 18-7-1944. Appassionato di Storia, ha collaborato con l'istituto Storico della Resistenza di Modena, che gli ha pubblicato "La rappresaglia dei Boschi di Ciano e i Delitti della banda Zanarini" e "La Repubblica Sociale Italiana a Modena". Per la seconda edizione di quest'ultimo volume gli è stato conferito il 2° premio letterario internazionale "Alessandro Manzoni", per la saggistica. Il Comune di Zocca, il 18 luglio 1997, gli ha conferito un attestato con medaglia d'argento per i suoi meriti culturali con particolare riferimento al fascismo ed alla "Resistenza". Con il suo ultimo volume "La scia di sangue lasciata dai Tupin" gli è stato conferito il 1° premio letterario internazionale per la saggistica "Frontiere letterarie" dal Centro Europeo di cultura. E'insignito dell'onorificenze di Cavaliere della Repubblica.