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GIANNANTONIO CAVAZZI


Padre Giannantonio Cavazzi, al secolo Galeotto, nacque a Montecuccolo il 13 ottobre 1621 da Cesare Cavazzi e da Guglielma, come ci risulta dalla fede di battesimo che si legge nel "Libro dei Battezzati dal 1612 al 1656, volume III" conservato nell'archivio parrocchiale di Renno e da quella tratta dall'archivio dei Novizi di Cesena pubblicata nel 1930 sul Bollettino storico bibliografico Francescano diretto da un nostro cappuccino vivente, Padre Placido Piombini di Pavullo, appassionato cultore di studi storici. Quanto alla famiglia Cavazzi dobbiamo mantenerci nel campo delle ipotesi più probabili ed attendibili ed ammettere, come ha scritto la Dott. Paladini nella sua trattazione, che essa abbia dimorato a Montecuccolo alle dipendenze della nota famiglia Montecuccoli. Per la denominazione di Martadro, invece di Cesare Cavazzi, come abbiamo accennato, pensiamo, secondo quanto ha scritto il Prof. Albano Sorbelli, che vada intesa come Marzadro, cioè merciaio e che si tratti di un soprannome. Inviato alla scuola dei Novizi Francescani per consiglio ed aiuto dei Montecuccoli, il 5 luglio 1639, a Cesena, il Cavazzi vestì l'abito francescano, e l'anno dopo, nello stesso giorno, fece la professione nelle mani di Pietro Bruni da Forlì, maestro dei novizi. Probabilmente dai venti ai trenta anni predicò nelle parrocchie della sua provincia e studiò nei conventi prediligendo, come scrive l'Alamandini, gli studi letterari, filosofici e teologici. Nel 1653, a trentadue anni, fu scelto dai superiori a far parte della quarta missione cappuccina al Congo diretta da P. Antonio da Gaeta Prefetto. Partito da Genova nel Febbraio 1654 giunse a Loanda l' 11 Novembre dello stesso anno, dieci mesi dopo la partenza. Fu inviato a Massangano sulla destra del Cuanza dove iniziò la sua predicazione religiosa e civile. Di qui si recò più volte nelle province vicine e continuò la sua opera. Tra le numerose attività a cui si dedicò sono da notare le ambascerie e gli incarichi presso i principi indigeni di cui riuscì quasi sempre a cattivarsi la stima, la simpatia e l'aiuto. Ricordiamo a questo proposito la sua permanenza presso la Regina Zingha, donna intelligente e crudele che dopo aver abiurato due volte, si convertì definitivamente al cattolicesimo e morì assistita dal Cavazzi stesso che da lei era stato chiamato a sostituire Padre Antonio da Gaeta rimasto a reggere la prefettura di Angola. Nel settembre 1666-7, colpito da febbri e ridotto a vivere "miserabile a sè e inutile a tutti" , si imbarcò per l'Europa, e, dopo un lungo e forzato soggiorno nel Brasile, giunse a Genova il 3 Aprile 1669. Sul principio del 1670 ebbe l'ordine di partire per una nuova missione in Loanda. Era intenzione del Pontefice inviarlo laggiù come Vescovo, ma il Cavazzi non accettò tale dignità per umiltà e partì invece come Prefetto di una compagnia di undici religiosi componenti la settima missione cappuccina. La sua malferma salute fu di ostacolo alla sua attività e al suo ufficio. Verso la fine del 1677 o sui primi del 1678 fece ritorno in Europa Quanto alla sua data di morte non esiste più alcuna possibilità di contestazione. Morì a Genova il 18 luglio 1678, come risulta dal necrologio pubblicato da padre Francesco Zaverio Molfino in "Cappuccini genovesi (volume III°)" e dal retro della fede di nascita pubblicata da padre Placido Piombini. Ritornato in patria dopo la prima missione ebbe l'incarico di scrivere la storia delle missioni apostoliche; incarico che egli espletò a Bologna c on l'aiuto di padre Bonaventura da Montecuccolo che egli stesso designò ad occuparsi della pubblicazione. Grande fu il consenso che l'opera suscitò tra coloro che ne ebbero notizia. Dopo le dure e lunghe lotte sostenute da padre Bonaventura, fu pubblicata da Padre Fortunato Alamandini predicatore bolognese a ciò incaricato dal ministro generale dell'ordine che volle porre fine così a discussioni ed opposizioni ormai troppo lunghe ed inutili. Dal 1931 al 1937 fu pubblicata nel periodico delle missioni cappuccine. L'opera del Cavazzi è una storia di sublimi sacrifici, di patimenti di lotte, di ardimento per il trionfo di Cristo, per la civili: è la documentazione di una lotta aspra condotta per quasi venticinque anni contro il male, la degenerazione, la superstizione e l'idolatria. E' la storia di un ardimentoso che alla Missione universale della Chiesa Cattolica ha dato tutte le sue energie, l'entusiasmo dei suoi anni migliori, la potenza di una fede temprata in una lotta assidua, dura, quotidiana.

LE VICENDE
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LA VIA GIARDINI
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IL MEDIO FRIGNANO NELL'OTTOCENTO

PERSONAGGI
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RAIMONDO MONTECUCCOLI
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GIANNANTONIO CAVAZZI
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MARCO ANTONIO PARENTI
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GIOVANNI BORELLI
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ARMODIO CAVEDONI
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FRANCESCO IV D'ESTE

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