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LA VIA GIARDINI


Tutti sappiamo come oggi il passaggio di una via di comunicazione influenzi la vita degli abitanti della zona; se poi essa è particolarmente importante l'economia del territorio ne può risultare addirittura stravolta.
Ciò vale, pur se in misura forse inferiore, anche per i secoli passati.
Il Frignano deve parte della sua storia al passaggio di due importanti vie medioevali, la Modena-Lucca e la Modena-Pistoia; Pavullo in particolare ad altre due strade, entrambe volute dai duchi d'Este nel XVIII secolo: la Vandelli e la Giardini.
La decisione di far costruire il Palazzo Ducale proprio a Pavullo è legata certo alla scelta di una zona dove l'aria fosse pura e il clima salubre, ma che fosse anche facilmente raggiungibile e già avviata o destinata ad un sicuro sviluppo; tutto ciò, nei primi dell'800, era assicurato dal passaggio della via Giardini.
In seguito alla pace di Aquisgrana del 1748 e al conseguente assetto politico dell'Italia, per ragioni strategiche e commerciali si ritenne necessario collegare la pianura Padana, in particolare Mantova, base militare austriaca, con Firenze. Il ducato di Milano, alle dirette dipendenze dell'Austria, doveva infatti poter comunicare attraverso un percorso possibilmente breve e veloce col granducato di Toscana dove, estintasi la famiglia Medici, era subentrata quella dei Lorena, legata da stretti vincoli di parentela con gli Asburgo austriaci.
Già esisteva la via Vandelli, iniziata nel 1739 e terminata nel 1751, che collegava Massa con Modena. Ne aveva ordinato l'apertura Francesco III d'Este il quale, in seguito al matrimonio del proprio figlio Ercole Rinaldo con Maria Teresa Cybo, duchessa di Massa e Carrara, ritenne opportuno collegare le due capitali. Ma si trattava di poco più di una larga mulattiera, con curve molto strette e forti pendenze; era sempre un'opera notevole per i tempi, ma troppo alpestre, con tratti esposti a neve e ghiacci, non percorribile da grandi diligenze. Ecco allora la necessità di una nuova strada.
In un primo momento, con una formale convenzione col Papa, si riadattò e si corresse la strada che per Bologna raggiungeva Firenze; in seguito, stabilito un matrimonio che avrebbe legato le sorti della casa d'Austria con la famiglia estense (il predestinato morì e fu poi Francesco III che sposò Maria Teresa Ricciarda d'Este) si decise di tracciare un cammino più diretto via Modena, attravero il Frignano e Pistoia, senza essere così subalterni allo Stato Pontificio. Quest'ultimo e la Liguria cercarono di osteggiare il nuovo progetto, temendo che il mercato di Bologna e il porto di Genova ne risultassero economicamente svantaggiati, ma fu inutile; la decisione era irrimediabilmente presa, si trattava solo di scegliere l'itinerario preciso.
Numerose furono le discussioni che sorsero fra i tecnici fiorentini e quelli modenesi, in alcuni momenti le polemiche si accesero talmente da far temere non solo un ritardo ma anche un mancato completamento dell'impresa. I primi non comprendevano, ad esempio, come la strada, dopo esser scesa a quota 750 s.l.m. a Pievepelago, dovesse risalire a 1217 a Barigazzo e non potesse invece seguire lo Scoltenna; solo dopo diversi sopralluoghi si convinsero della difficoltà di costruire e mantenere una strada di fondovalle, dove i terreni erano più instabili.
Nel 1766 fu nominato direttore generale dei lavori per la parte modenese l'ingegnere capo Pietro Giardini, a cui fu data la facoltà di condurre l'opera col metodo che riteneva più opportuno e di tracciarla dove lo considerava più utile.
Grazie alla sua abilità, il lavoro progredì in breve anche perchè impegnò numerosi operai se ne contarono fino a 3232 contemporaneamente. Sull'altro versante si procedeva invece meno speditamente fino a quando, nel 1767, fu incaricato di seguire i lavori il gesuita Ximenes.
A volte si dovette interrompere per le abbondanti nevicate, altre volte per mancanza di fondi ma già nel 1776 la strada poteva dirsi completata: da Pievepelago saliva a Barigazzo e quindi per Lama raggiungeva Pavullo e poi Modena. In un primo tempo si pensò di collocare colonne miliari da Firenze a Mantova, usando il miglio corrispondente a un minuto di grado terrestre; si partì invece da Pistoia e da Modena, utilizzando misure differenti fino ad incontrarsi a Serrabassa, dove ancor oggi è possibile vedere le due piramidi di sasso che furono collocate proprio sul confine nel 1778.
La via Giardini rappresentava allora il percorso più breve, agevole e pittoresco per chi, dall'Italia del nord, voleva recarsi in Toscana o nel sud; la sua manutenzione venne affidata ad un direttore residente a Pievepelago. Qui, oltre che a Barigazzo, Montecenere, Pavullo, Serramazzoni, San Venanzio e Formigine sorsero poste, stallaggi e fontane per il ricovero e il ristoro dei viaggiatori. A Pavullo l'Albergo della Posta si trovava a fianco dell'attuale chiesa parrocchiale.
Per favorire lo spostamento di uomini, quindi anche di merci, furono proposti sgravi fiscali sul vino e sul pane per 10 anni a quegli osti che si fossero trasferiti lungo la Giardini, ma l'iniziativa non ebbe molto successo, tant'è che spesso i viaggiatori lamentavano disagi legati all'approvvigionamento del cibo e alle condizioni dell'alloggio.
Per porre rimedio a questa situazione, dal 1° maggio 1781, in cambio di una corresponsione in denaro che avrebbe dovuto essere restituita nel tempo, si affidò la cura delle 9 poste e delle 7 osterie di montagna ad una compagnia di mercanti, che si impegnavano a tenerle curate e ben fornite. Nello stesso anno si celebrò l'inaugurazione ufficiale della strada ed entrò in vigore un contratto commerciale fra i tre Stati ad essa interessati. Esso produrrà, anche per i dazi non troppo alti richiesti per il trasporto delle merci, un notevole incremento di traffico e parallelamente lo sviluppo delle zone attraversate.
Padre Rugieri Giuseppe Boscovich, gesuita e celebre matematico, così definisce la Giardini scrivendo al duca. "la più superba, comoda e bella che io finora abbia veduto in tanti miei viaggi in alcuna parte nè siti montagnosi, la quale non invidia certamente in nulla le belle strade delle pianure, e costruita con un'intelligenza affatto superiore, e con un'esattezza che incanta".

Testo a cura di Loris Serafini

LE VICENDE
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LA VIA GIARDINI
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IL MEDIO FRIGNANO NELL'OTTOCENTO

PERSONAGGI
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RAIMONDO MONTECUCCOLI
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GIANNANTONIO CAVAZZI
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MARCO ANTONIO PARENTI
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GIOVANNI BORELLI
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ARMODIO CAVEDONI
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FRANCESCO IV D'ESTE

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