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IL MEDIO FRIGNANO NELL'OTTOCENTO


Le pagine che seguono sono tratte da: Il Palazzo Ducale di Pavullo, lavoro di ricerca di Bernardetta Graziani e Loris Serafini, edito da Italia Nostra e dal Comune di Pavullo

CONDIZIONI GENERALI DELLA POPOLAZIONE
Nella Provincia del Frignano, estesa per 636,47 Kmq., la popolazione, nel 1847, era di 32.720 unità, di cui circa la metà, 15.754, apparteneva alla Comunità di Pavullo, che comprendeva le seguenti sezioni comunali:
Pavullo con Monteobizzo e Torricella (1.079 abitanti di cui 812 nel capoluogo, che contava 105 case); Crocette con Vie Cave; San Dalmazio; Monfestino; Coscogno; Benedello con Chiagnano; Iddiano con Camurana; Castagneto con Villa Bibone; Verica con Semese, Castellano e Monterastello; Niviano con Lavacchio; Sasso Guidano; Montorso; Gaiato; Montecuccolo; Renno con Sassorosso; Olina con Borgone; Camatta; Sassostorno; Vaglio con Valdalbero; Montecenere; Mocogno; Monzone; Cadignano; Brandola; Pianorso con Casarola e Rancidoro; Polinago; Frassineti; Gombola; Pompeano; Miceno; Montebonello; Selva.
La vita media era di 27 anni e mezzo per gli uomini e 26 per le donne; così la popolazione risultava suddivisa rispetto alle classi sociali e all'occupazione:
Possidenti: 10.363; Ecclesiastici: 96; Militari: 41; Esercenti professioni ed arti liberali: 42; Impiegati: 29; Negozianti: 166; Artigiani: 422; Contadini: 11.455; Pastori: 55; Operai Giornalieri Serventi: 1.789; Mendicanti: 1.049.
Occupati: 12.176;
Disoccupati: fanciulli: 1.846; vecchi: 607; questuanti: 881; vagabondi: 4; infermi: 103; totale: 3.441
Inetti: sordomuti: 18; ciechi: 21; storpi: 27;
cronici: 67; pazzi: 4; totale: 137.
Dati riferiti alla Comunità di Pavullo nell'anno 1847.

10.363 persone erano tenute a versare la cosiddetta tassa prediale dovuta da tutti i possidenti in parte allo Stato e in parte alla Comunità; 3.526 versavano invece la tassa personale, in misura di L. 2 a testa; quest'ultima riguardava tutti i maschi dai 14 ai 60 anni, esclusi i militari, gli appartenenti a famiglie con almeno 12 figli, gli impotenti per imperfezioni fisiche e i miserabili. Dai dati risulta già evidente che l'attività più diffusa era l'agricoltura e che i contadini erano in maggioranza proprietari dei terreni che coltivavano. La vita non era agiata nè facile, ma per le famiglie che potevano disporre di buone braccia e di un pezzo di terra la sopravvivenza era assicurata, a meno che non sopraggiungessero pestilenze o periodi di carestia. Chi non aveva nulla era spesso costretto ad emigrare in Toscana o in Corsica o, dopo l'Unità, anche in altri luoghi compresa l'Africa Settentrionale e l'America.
Molte donne celibi, per provvedere al proprio mantenimento, si recavano in Toscana al servizio di famiglie agiate. La popolazione, in genere profondamente conservatrice anche per le caratteristiche fisiche del territorio che ne aveva per secoli favorito l'isolamento, era completamente cattolica (non erano registrati né ebrei né protestanti). Abbastanza forte era l'attaccamento al clero e la partecipazione ai riti; ancora nei primi decenni del secolo, si ricorreva spesso al parroco per chiedere a lui di risolvere una controversia.
Molto basso, come del resto in tutte le altre zone della penisola, era il livello di istruzione; nel 1861, all'epoca del primo censimento, nell'appennino su 100 persone 79 non sapevano nè leggere nè scrivere. Già all'inizio del secolo una legge napoleonica aveva stabilito che in ogni comune vi fosse almeno una scuola, ma poche ne furono aperte e quelle poche funzionavano male. La situazione non migliorò di molto con il ritorno degli Estensi, che vedevano nell'istruzione un potenziale elemento di instabilità politica, così soppressero tutte le scuole private e controllarono da vicino quelle pubbliche. Gli insegnanti, che dovevano avere l'assenso dell'autorità governativa, erano spesso maestri incapaci e mal pagati o sacerdoti sovraccarichi di altre incombenze. Nel 1835 il Podestà di Pavullo scrisse al Ministero, lamentandosi dell'opera del maestro di grammatica, che aveva indotto molti a mandare i propri figli a studiare altrove. Le classi erano formate da alunni di tutte le età (dai 5 ai 20 anni e più) e nei programmi molta importanza era data alla dottrina cristiana. Nel periodo ducale gli asili infantili furono chiusi e le scuole femminili abolite.
Nel 1859, nel periodo del governo dittatoriale, venne istituito a Pavullo un liceo, già soppresso l'anno successivo con l'annessione al Piemonte. Dopo l'unità d'Italia la scuola divenne obbligatoria; furono impiegati maestri più capaci e meglio pagati, in prevalenza donne, e fra gli uomini sempre più numerosi erano i laici. Le scuole erano anche femminili e miste e col tempo presero l'avvio corsi serali e festivi per gli adulti. Il grado di istruzione della popolazione andava così migliorando, pur se gravi ostacoli si frapponevano ancora ad una istruzione generalizzata: le strade in buona parte disastrate i luoghi aspri e il clima poco favorevole rendevano difficoltosi gli spostamenti, d'altronde le famiglie rurali tendevano ad avvalersi dei figli come mano d'opera.
Concludiamo accennando ad un fenomeno che ha riguardato la montagna modenese in particolare all'inizio e del secolo: il brigantaggio. Quando con l'occupazione francese il servizio militare fu reso obbligatorio, molti preferirono disertare e, organizzatisi in bande assieme ad altri malviventi, cominciarono a turbare la quiete pubblica. Si appostavano lungo le strade per tendere agguati ai viaggiatori, distruggevano gli incartamenti dei comuni, derubavano abitazioni, estorcevano denaro a chiunque, sindaci, parroci e segretari comunali compresi, invadevano carceri come quella di Montecuccolo mettendo in libertà i prigionieri, picchiavano o uccidevano chi non esaudiva le loro richieste. Nel 1809 il brigantaggio raggiunse il suo apice nella montagna e nella collina modenese, tanto per ricordarne alcuni, 120 briganti erano capeggiati da Luigi Reggi, 60 da Baccarini, 70 da Tosco, 80 da Domenico della Morte e 15 da Giuseppe Muzzarelli detto Cemini.
La gendarmeria diede loro una caccia spietata, furono promessi premi a chi li avesse catturati o uccisi e venivano duramente puniti coloro che li ospitavano o in qualche modo li coprivano. A Pavullo nel 1809 fu inviato il delegato politico Haitinger: le perlustrazioni e i controlli si fecero più frequenti e molti furono gli arrestati. Nel 1810, in seguito alle ripetute lamentele della popolazione e dei sindaci, furono inviate numerose truppe; all'atto dell'arresto molti vennero severamente giustiziati e fu concessa l'amnistia a chi si costituiva. Alla fine dello stesso anno la tranquillità sembrò tornare nel Frignano.

LE VICENDE
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LA VIA GIARDINI
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IL MEDIO FRIGNANO NELL'OTTOCENTO

PERSONAGGI
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RAIMONDO MONTECUCCOLI
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GIANNANTONIO CAVAZZI
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MARCO ANTONIO PARENTI
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GIOVANNI BORELLI
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ARMODIO CAVEDONI
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FRANCESCO IV D'ESTE

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