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FRANCESCO IV D'ESTE


Nasce a Milano nel 1779 da Ferdinando di Lorena-Asburgo, governatore della Lombardia e da Maria Beatrice Ricciarda d'Este, duchessa di Massa e Carrara; nel 1810 sposa la figlia della propria sorella e di Vittorio Emanuele di Savoia.
Non ha alcuna simpatia per Napoleone che definisce un brigante e, quando nel 1814 torna come sovrano legittimo a Modena, la popolazione lo accoglie con entusiasmo. Il suo governo, durato fino al 1846, rappresenta la restaurazione del dispotismo illuminato. Richiama in vigore il vecchio Codice Estense del 1771, per "liberare i Sudditi... da una legislazione straniera ai loro costumi", ma nel tempo lo aggiorna e in parte lo modifica, abolendo ad esempio la tortura; rivaluta la funzione della chiesa, ristabilisce antichi privilegi nobiliari, pur se non nella loro completezza, sgrava in parte i sudditi da precedenti carichi fiscali. Più che con leggi o norme precise, preferisce governare prendendo decisioni legate alle specifiche situazioni, di cui viene a conoscenza attraverso uno stretto e personale rapporto con i sudditi: emana allora i chirografi, appositi ordini scritti. A lui spetta sempre l'ultima decisione, ma lo lega ai suoi ministri una fiducia che è quasi amicizia; la burocrazia della quale si avvale ha in genere il merito dell'onestà e dell'attaccamento al dovere. Il suo è un potere legittimato dalla volontà divina e, in quanto tale, non ammette condizionamenti dal basso. La sua ambizione lo porta a sognare di divenire sovrano di un vasto Stato, che si sarebbe dovuto costituire nell'Italia settentrionale, ma deve accontentarsi del ducato di Modena e Reggio a cui nel 1832 si aggiungono Massa e Carrara per la morte della madre.
Cerca di legare alla propria persona il favore della nobiltà, chiamata ad affiancarlo nel governo, e del popolo, che non manca di soccorrere nei momenti di bisogno (carestie, epidemie di tifo o di epizoica ... ) con sovvenzioni, distribuzione di granaglie, creazione di posti di lavoro. Trascura invece il ceto medio, che lo preoccupa in modo particolare in quanto più disponibile alle suggestioni rivoluzionarie.
Egli non tollera nè la Carboneria nè la Giovine Italia ed attua nel proprio Stato una repressione forte ma non feroce. Riduce spesso le pesanti condanne emesse dal tribunale di Rubiera, purchè si possano trovare attenuanti come il pentimento. Secondo un editto del 1820, il colpevole di lesa maestà è punibile con la morte e la confisca dei beni; ma questi ultimi vengono in genere devoluti ai parenti o ai poveri e le condanne a morte eseguite sono pochissime; quella di don Giuseppe Andreoli, ad esempio, a cui non si perdona l'essere un sacerdote e il mancato pentimento, e quella di Ciro Menotti. E' quest'ultimo, un carpigiano arricchitosi con il commercio dei cappelli di truciolo, aiutato finanziariamente proprio da Francesco IV in un momento di difficoltà che, se non superato, avrebbe portato al licenziamento di numerosi operai.
Di idee liberali, il Menotti ha col duca segreti rapporti non ancora del tutto chiariti; le sommosse del 1831 potrebbero rappresentare per il sovrano la realizzazione del sogno di porsi a capo di un vasto stato ma poi, timoroso delle conseguenze che il suo comportamento avrebbe potuto suscitare presso la Corte di Vienna, fa assediare la casa del Menotti nella quale sono riuniti ben sessanta congiurati; lo arresta, lo porta con sè nella sua breve fuga a Mantova e al ritorno lo fa giustiziare.
Poichè ai moti partecipano anche studenti di legge e medicina, vengono chiuse le università e istituiti convitti meglio controllabili, fra cui anche quello di Fanano; possono accogliere solo studenti nativi o residenti, hanno metodi, programmi, regolamenti interni rigidi e ben definiti, tesi a prevenire la formazione di spiriti liberali. Le scuole elementari pubbliche sono gratuite e l'istruzione media è affidata ai gesuiti.
Come in quello dell'istruzione, anche negli altri campi la politica di Francesco IV è tesa a tutelare la propria sovranità. I libri in circolazione sono passati al vaglio di una rigida censura, che nell'ultima pagina stampiglia 2 bolli, uno laico l'altro ecclesiastico.
L'economia è caratterizzata da una netta prevalenza dell'agricoltura sull'industria in quanto "custoditrice pia e fedele dei buoni costumi". Ciò non significa però una assoluta condanna dell'industria, che anzi in parecchie occasioni viene sostenuta con prestiti o apposite ordinanze, pur se la tendenza è quella di contenerne lo sviluppo. La stessa religione cattolica è rivitalizzata e sostenuta più per calcolo che per profonda fede.
Il duca restituisce i beni confiscati durante il periodo napoleonico, riapre i convitti religiosi come quello delle cappuccine a Fanano o delle domenicane a Montecreto; il figlio, realizzando una sua precisa volontà, farà costruire a Pavullo il convento dei padri cappuccini.
Anche la cultura e l'arte sono subordinate alla conferma e all'esaltazione del suo potere. Riesce fra l'altro a recuperare buona parte dei beni finiti in Francia con Napoleone e arricchisce notevolmente la pinacoteca. Nel periodo della Restaurazione, Modena è caratterizzata da un profondo rinnovamento edilizio, dovuto allo stato e ai privati; lo scopo è quello di risanare o abbellire secondo i canoni dell'eleganza e della simmetria.
Nel 1846 Francesco IV muore per malattia; gli succede il figlio Francesco V, che continuerà la politica paterna e che rimarrà sovrano fino al 1859, anno dell'annessione al Piemonte.
Concludiamo riportando parte del ritratto di Francesco IV lasciatoci dal De Volo, suo contemporaneo. "Di statura piuttosto alta, ma ben presto incurvato, smilzo e sottile nel corpo. Aveva il naso prominente degli Estensi, ma in tutto il resto avea nel volto il carattere di Lorenese: le gote floscie e cadenti. La vista corta, cui ricusava dar l'aiuto delle lenti, gli dava un aspetto cupo e sospettoso.
Instancabile nel camminare non meno che a tavolino, non prendeva che corto riposo, e comunque se lo potesse procacciare, sopportava nei viaggi qualunque disagio: parco nel cibo, dividea senza difficoltà la mensa col contadino e coll'alpigiano. Non esigente coi domestici, si serviva sovente da se medesimo piuttosto che turbarne i sonni.
In una parola: la natura lo aveva fatto per essere un buon principe, l'educazione e il falso indirizzo dato alla sua politica ne fecero un despota."

LE VICENDE
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LA VIA GIARDINI
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IL MEDIO FRIGNANO NELL'OTTOCENTO

PERSONAGGI
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RAIMONDO MONTECUCCOLI
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GIANNANTONIO CAVAZZI
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MARCO ANTONIO PARENTI
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GIOVANNI BORELLI
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ARMODIO CAVEDONI
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FRANCESCO IV D'ESTE

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