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Itinerario: Pavullo, via Giardini Sud, strada per Verica, poco dopo il bivio per
Castagneto (Km. 2 dal bivio), a sinistra strada sterrata, Semese (in auto o in
bici). Dai suoi 803 m. s.l.m., Semese domina l'ampia vallata di Verica, digradante
verso il fiume Scoltenna Panaro, la fantasia popolare vuole fare derivare
l'etimologia di Semese da “sex menses”, impiegati, prodigiosamente, per la
costruzione del castello. E' indubbio che Semese, collegato a vista con le
principali torri del Frignano, dovette assai presto essere fortificato. L'edificazione del castello (che denota fasi di accrescimento simili a quelle di
Montecuccolo) avvenne nel corso del XIII secolo. Dapprima appartenente alla
potente famiglia dei Da Verica, passò quindi, alla metà del XIV secolo, sotto il
dominio dei Montecuccoli. Nel 1387, signore di Semese è Lanzalotto Montecuccoli,
il quale, fra torbide avventure ed incerte alleanze, finirà la sua vita nel
1408, affogando nel Panaro. Nel XVI secolo, sotto l'amministrazione di un ramo
della famiglia Montecuccoli, rappresenta un importante centro economico della
zona: ivi si svolgeva un mercato e la famosa fiera di San Lorenzo. Nel 1598 il
marchese Enea Montecuccoli vi eresse la chiesa di San Giacinto. Nel 1636 il duca
d'Este concede in feudo Semese alla casata Bagnesi Bellencini, alla quale
apparterrà fino alla fine del '700, quando passerà alla famiglia Giacomelli. Il
castello, appartenente ora a diversi proprietari privati e in parte
rimaneggiato, rappresenta comunque uno dei centri storici più interessanti e
suggestivi del Medio Frignano, in discreto stato di conservazione. Tra le
caratteristiche architettoniche più rilevanti sono da segnalare: la TORRE, di
notevole altezza, a pianta quadrata, murata a filaretto, con portale originale
sul lato Sud ad arco a tutto sesto, un portale trilitico sul lato Ovest e cella
campanaria, successiva all'impianto medioevale; la DIMORA FEUDALE a tre piani
e il MURO DI CINTA merlato ad andamento poligonale; il CORPO DI GUARDIA a
ridosso dell'ingresso di ponente, con sottostante cisterna scavata nel sasso,
tristemente famosa per la morte che vi trovarono i giovani figli di Lanzalotto,
Antonio e Corsino, nel 1408, per mano dello zio Gasparo. La CHIESA DI SAN
GIACINTO (ora adattata a residenza) presenta rilevanti ed eleganti proporzioni,
con facciata scandita da due ordini sovrapposti di lesene che inquadrano i vari
elementi della facciata, fra cui il portale trilitico, cinque nicchioni che
contenevano statue del Begarelli (o della sua scuola) poi trasferite nella pieve
di Verica. Merita soffermarsi nell'ampio spiazzo della ex chiesa, come protetto
da una lunga, bassa, uniforme costruzione in sasso (forse le scuderie) e da qui,
a piedi, percorrere seguendo individuabili sentieri, questo ampio, verde,
silenzioso altopiano.
Testo a cura
di Claudio Caselgrandi Fotografia Archivio Manfredini
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Vedi anche: >>Com.
di Pavullo
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