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Pieve di Renno




LA PIEVE DI RENNO
La pieve era la chiesa più antica e più importante di un vasto territorio, perché aveva il fonte battesimale ed era matrice delle altre chiese minori del distretto. Ha origine nell’alto medioevo e costituisce per molto tempo una struttura organizzativa importantissima sotto l’aspetto civile e religioso in tutta Italia centro-meridionale. Non sempre la sede della curtis, cioè il centro amministrativo giuridico e fiscale, e quella della pieve coincidevano. Fino al XII sec. infatti, la sede dell’antichissima Pieve di S.Vincenzo era sul monte della Campana (Monteobizzo-Monte S.Vincenzo) mentre Renno, per tutto l’Alto M.Evo rimase il centro fiscale, giudiziario e amministrativo probabilmente di tutto il Frignano. Era in collegamento visivo, attraverso il castello di Renno di Sopra, con il centro difensivo militare del Castro Feroniano che si trovava a un’ora di cammino. Le Pievi erano il punto centrale dell’organizzazione della chiesa e avevano collegiate di canonici beneficenti. A Renno infatti, i sacerdoti della plebana facevano vita comunitaria, poi si recavano nelle chiese dipendenti per celebrare diversi riti religiosi. Sotto la canonica esiste ancora la stalla con gli anelli in ferro a cui venivano legati i cavalli dei sacerdoti.Questo tipo di organizzazione era simile a quella delle cattedrali; per questo la Pieve di Renno è stata definita “cattedrale rurale”. Come erede della “Pieve di S.Vincenzo de Paule” , la più antica del Frignano, divenne “Pieve di Valle” cioè pieve principale della valle Scoltenna- Panaro. Il distretto battesimale, nel XIIIsec., si estendeva dalla vallata di Pavullo fino a Montorso, Gaiato, Vesale, Montecreto, Magrignana; non aveva però nessuna chiesa dipendente al di la di Poggiocastro. Si erano infatti costituite le due pievi di Coscogno e Verica, ma rimanevano ben più di trenta le chiese dipendenti da Renno.
Il trasferimento da Pavullo a Renno fu dovuto a più motivi: all’incremento demografico nella zona di Renno, allo spostamento del centro del sistema difensivo dal Castro Feroniano a Montecuccolo, all’elezione a vescovo di Modena di Arrigo Montecuccoli che rese operante nel 1157 (2 ottobre) un decreto del vescovo precedentie, Ribaldo. Con tale atto i Montecuccoli minacciava inoltre di fare intervenire con le armi i potenti fratelli contro chiunque si fosse dimostrato ostile al trasferimento della pieve.
Diverse sono le ipotesi riguardo la sua edificazione, al periodo in cui è stata costruita e ad opera di chi. Secondo alcuni studiosi la pieve di Renno, dedicata a S. Giovanni Battista, poteva essere in origine un battistero dei Romani, mentre S.Vincenzo, sul monte della Campana, doveva esserlo per gli Ariani. Secondo altri invece l’origine e le caratteristiche della chiesa sarebbero da mettere in relazione col fatto che il Frignano, dopo l’arrivo dei Longobardi, fu per oltre centocinquanta anni zona di frontiera fra Longobardia, cioè zona occupata dai Longobardi, e Romania, ancora dipendente dalla dominazione bizantina. Altra ipotesi è quella che invece la pieve sia stata edificata verso il 1100 per volere della Contessa Matilde di Canossa, vista l’enorme spesa che comportò la sua costruzione.
Prima di diventare pieve non era parrocchia ma chiesa del vecchio Ospizio tenuto dai monaci Benedettini: questi erano due, un sacerdote predicatore e un questuante. Qui potevano sostare i passanti che si recavano in Toscana, ospitati gratuitamente ma se non si fermavano per più giorni (in questo caso avrebbero dovuto pagare).
La pieve di Renno, dopo il trasferimento di tutti i diritti comprese le decime dalla vecchia pieve “Paulle”, divenne ancora più importante, infatti fu considerata la prima pieve fuori le mura e il vescovo di Modena doveva iniziare la sua visita pastorale prima dal Duomo e poi, subito dopo, doveva recarsi alla pieve di Renno. Il Sabato Santo poteva distribuire gli olii santi presi dalla cattedrale alle sue filiali e, fino a pochi decenni orsono, i parroci dovevano portare vari doni che offrivano al momento del Gloria: un barile di vino scelto da Montorso, un favo di miele da Vesale, alcune libre di cera da Pavullo. Le campane delle filiali potevano suonare solo dopo che erano state slegate quelle della pieve.

L’arciprete di Renno aveva un’autorità particolare: gli era consentito di portare il collare paonazzo come i canonici della cattedrale di Modena; molti furono della famiglia Montecuccoli e anche se non vi risiedevano, godevano di tutti gli stessi privilegi, come la veste violacea, l’anello, il rocchetto, la fascia, quasi come un Vescovo. Oltre alle filiali dipendevano dalla chiesa di Renno diversi oratori, tra cui il più antico si trova a Renno di Sopra, presso l’antica Rocca di cui ora non rimangono che pochissimi ruderi. Questo oratorio era certo importante se i Conti di Renno di Sopra (o della Rocca) dovevano pagare un tributo ogni anno.
La pieve come distretto rurale durò fini al basso medioevo quando sorse il comune rurale. Le varie chiese o cappelle succursali diventarono poi autonome, i sacerdoti cessarono di fare vita comunitaria e l’organizzazione religiosa corporativa venne meno dando vita alla nuova divisione in parrocchie, simile a quelle attuali, già accertata e definita nel XV sec. dal Concilio di Trento.


Fotografie Archivio Manfredini