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Oltre che ad alte quote, nei tempi remoti le aghifoglie erano abbastanza diffuse
anche nella media montagna perché il clima era più freddo. Già nel Medioevo
comunque, la vegetazione arborea prevalente era rappresentata come oggi dalla
quercia e dal castagno introdotto, quest'ultimo, dopo il 1000 per cui le
conifere, non essendo predominanti, non hanno trovato nella zona utilizzazioni
particolari. Portati invece nella città che nel Basso Medioevo tornarono a
ripopolarsi, venivano utilizzate come legname da costruzione e, anche se dopo il
Duecento si vietò tale uso per i numerosi incendi che si sviluppavano, esse si
erano già diradate parecchio. Le aghifoglie che troviamo nella zona sono
relitti dei tempi passati, o specie introdotte dall'uomo in zone circoscritte
per scopi particolari, come il rimboschimento, o alberi sparsi, con funzioni
ornamentali in quanto sempre verdi, intorno agli insediamenti dell' epoca
rinascimentale. Le più diffuse sono il pino silvestre e il pino nero, utilizzate
proprio per le loro caratteristiche in terreni da rimboschire. Il pino
silvestre è l'unico pino indigeno e raggiunge proprio in Emilia Romagna il
limite più meridionale della sua distribuzione; è una pianta pioniera molto
resistente, cresce anche in terreni rocciosi, poveri e degradati e ama la luce,
per cui deperisce se inserito in un bosco di latifoglie. E' riconoscibile per il
colore rosso ruggine dei rami e della parte superiore del tronco; ha aghi lunghi
da 5 a 7 cm. raggruppati a due a due ed una pigna tozza. Anche il pino nero è
una pianta pioniera, per cui trova la stessa utilizzazione del pino silvestre.
Cresce velocemente e colonizza terreni poveri, migliorandone lo stato di
fertilità. Resiste al vento, al gelo e persino all'inquinamento; ha corteccia e
chioma scure, aghi lunghi fino a 9 cm. sempre raggruppati a due a due e pigne
simili di quelle pino silvestre, ma un po' più grosse. Altre aghifoglie
presenti,più sparse e meno diffuse delle precedenti, sono alcuni abeti che si
distinguono dai pini in quanto non hanno mai aghi raggruppati, ma sempre infissi
singolarmente e più corti. In particolare sono diffusi l'abete bianco e l'abete
rosso. L'abete bianco in passato si ritrovava soprattutto a quote più alte, in
associazione con il faggio. Ha aghi color verde lucente nella parte superiore ed
argentei sotto, disposti ai lati del ramo in due file: quelli della fila
superiore sono più corti. I coni, a forma di sigaro sono eretti. L'abete
rosso, usato più del precedente come albero di Natale, può crescere su tutti i
suoli ma soffre la siccità. Ha un apparato radicale piuttosto superficiale, per
cui può essere facilmente sradicato dalle intemperie. Ha aghi verde chiaro,
corti, appuntiti e disposti a spirale intorno al rametto. I coni, sempre a forma
di sigaro, sono penduli. Altre aghifoglie piantate dall'uomo non molto
diffuse, ma comunque osservabili nella zona, sono cipressi, cedri e tuie. Il
sottobosco tipico delle aghifoglie della zona è caratterizzato in prevalenza da
arbusti di ginepri e di ginestre e da felci, diffusi anche in terreni disboscati
e ai margini dei pascoli abbandonati. Il ginepro è un aghifoglia ad ampia
distribuzione in Italia, dal livello del mare raggiunge infatti i 3000 metri,
dove si presenta come sottospecie nana. Colonizza terreni poveri e consolida le
pendici dei monti. Produce bacche utilizzate per aromatizzare la carne e il
liquore gin; esse maturano in due anni diventando, da verdi, blu scuro. Il legno
viene utilizzato per produrre botti destinate a contenere l'aceto. La
ginestra prevalente della zona è quella dei carbonai, cosiddetta perché cresceva
anche sulle carbonaie. E' pioniera, si adatta a terreni secchi e poveri e, come
tutte le leguminose, arricchisce il terreno di azoto. In passato i rami erano
utilizzati per fabbricare scope; sono verdi, tetragonali, giunchiformi,
scanalati longitudinalmente, con piccole foglie. I fiori sono gialli e molto
appariscenti. Le felci sono piante erbacee, che si riproducono con spole
presenti nella pagina inferiore, comparse sulla terra ben 400 milioni di anni
fa. Oggi se ne contano quasi 10.000 specie. Le più diffuse nella zona sono la
felce femmina e la felce aquilina.
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