Vegetazione Appenninica
L'AGRICOLTURA
[IL TERRITORIO DI PAVULLO][TIPOLOGIE VEGETATIVE DEL MEDIO APPENNINO MODENESE]


Il territorio di Pavullo, un tempo coperto da querceti misti, castagneti e terreni incolti, a partire dal secolo scorso è stato interessato da una estesa opera di disboscamento, affinché producesse cereali e foraggio per le mutate necessità delle aziende agricole locali, in genere costituito da piccole proprietà. I fenomeni di erosione furono in parte limitati dai terrazzamenti, non molto diffusi ma ancora osservabili nelle zone di Renno e Montecuccolo, dai salici e dagli ontani lungo gli argini dei ruscelli e dalle "piantate".
Queste erano attraversate da solchi per il deflusso delle acque e separate dai filari di viti sostenuti da alberi da frutto (meli, peri, susini, ) olmi, aceri campestri e, anticamente, anche gelsi. Tali piante erano utili all'economia della famiglia coltivatrice che utilizzava i rami dei salici: "struplin" per legare le viti e per costruire, attraverso un adeguato intreccio cesti per usi diversi e pareti divisorie a volte intonacate da malta. Era cibo per il bestiame, in sostituzione del foraggio, la foglia dell'olmo molto proteica e per il baco da seta quella del gelso. Per poter disporre di fibre tessili vegetali si coltivava soprattutto la canapa. L'uva serviva per la produzione del vino: soprattutto il "tosco".
La frutta rendeva più completa l'alimentazione di proteine animali e era basata, soprattutto nel periodo invernale, sul consumo di castagne e derivati: ciacci, "menfet", patona, mistocchine, cibi tipici come le crescentine e i burlenghi preparati con farina di grano. Per le necessità famigliari si piantavano anche i ciliegi e le noci. Dal gheriglio di queste ultime si ricavava l'olio per il funzionamento delle lampade e per condire i cibi. Il Corbelli tuttavia, ricorda la presenza di ulivi nel territorio di castagneto abbattuti all'inizio del 1500.
Abbandonata la pastorizia come attività prevalente, la popolazione si è dedicata ad un limitato allevamento di suini, asini, muli, cavalli, bovini, pollami e api.
Da un tale sistema agricolo di sussistenza si è recentemente sviluppata un economia più specializzata, efficiente e redditizia. Oggi si pratica prevalentemente l'allevamento bovino di capi da latte, dato che il settore lattiero caseario costituisce il pilastro dell'economia agricola della zona. Nei caseifici si produce il Parmigiano-Reggiano, formaggio pregiato ed apprezzato in tutto il mondo, e si allevano suini, che consumano il siero cioè il sottoprodotto della lavorazione del latte.
Gli agricoltori, notevolmente diminuiti e nella maggior parte non più giovani, per soddisfare le esigenze alimentari hanno cercato di sfruttare la vocazione del terreno intensificando le culture foraggere grazie alla meccanizzazione e all'applicazione delle moderne tecniche agricole. Il foraggio si produce attraverso prati stabili e artificiali e medicai puri o consociati a trifoglio e lupinella. I primi, dei quali si possono riconoscere graminacee e leguminose, durano nel tempo il doppio dei medicai, pertanto vengono coltivati dove il terreno, per la sua pendenza, risulta più difficile da lavorare coi moderni mezzi meccanici.
Per migliorare quantitativamente e qualitativamente i raccolti, si pratica la concimazione di fondo, prima dell'aratura, con letame e fertilizzanti chimici a lento effetto; concime chimico ternario si somministra successivamente, quando la vegetazione è in fase di sviluppi.
Il liquame suino si spande solo sui terreni destinati agli erbai o ai medicai vecchi, in quanto stimola anche la crescita di piante infestanti.
L'avvicendamento delle culture incrementa ulteriormente la produttività ed evita al suolo di impoverirsi degli stessi elementi nutritivi. Si evitano però le rotazioni con frumento oppure orzo, che nel territorio montano inciderebbero negativamente sul reddito aziendale. Si seminano avena e/o mais e/o sorgo e/o orzo e/o favino e/o pisello, piante che si possono falciare prima che completino il ciclo vegetativo per essere somministrate fresche ai bovini in sostituzione del foraggio.

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