Vegetazione Appenninica
IL CASTAGNETO
[IL TERRITORIO DI PAVULLO][TIPOLOGIE VEGETATIVE DEL MEDIO APPENNINO MODENESE]


L' albero del castagno appartiene alla famiglia delle Fagaceae ed è una pianta che risale al Miocene; incrementato dai romani, non è stato importato nel nostro territorio come si è sempre creduto: infatti nella nostre colline è stato trovato polline di castagno nei fossili di 150.000 anni fa.
Nel bacino del mediterraneo è diffuso in un'area molto vasta, anche in seguito alla coltivazione dell'uomo. La fascia vegetazionale a cui appartiene è quella della collina e della zona sub montana fino a 900 m; arriva più in alto nell'Appennino meridionale. Oggi vaste superfici boschive si presentano come castagneti, mentre in passato erano occupate da querceti. L'uomo infatti, per necessità alimentari nel corso dei secoli, ha sostituito alle querce e alle altre specie arboree spontanee i castagneti da frutto, che rappresentano ancora oggi la maggior parte dei boschi ad alto fusto di questa fascia altitudinale. Sembra comunque che la coltura del castagno si sia diffusa soprattutto all'epoca della contessa Matilde di Canossa; infatti alcuni castagneti hanno ancora un' impianto particolare detto "matildico"; sappiamo che addirittura già nel 400 esisteva nella montagna un mercato per la vendita delle castagne. Un tempo poi, i boschi ricoprivano aree molto più vaste; oggi molto terreno, soprattutto sulle pendici collinari, è stato destinato ad altre colture e all'insediamento umano. Il paesaggio si presenta quindi estremamente vario con un alternarsi di campi e lembi di bosco sparsi soprattutto sui pendii non coltivabili.
Il castagno può raggiungere i 35 m. di altezza, mediamente arriva 15-20 m.; il tronco in alcuni casi è di 6-7 m. di diametro, ha una corteccia di colore grigio scuro, nelle piante giovani è liscio bruno rossastro. Ha una notevole vigoria vegetativa, e inizia a produrre dopo 15-20 anni.
La pianta è piuttosto longeva e raggiunge anche i 400-500 anni d'età. E' una specie decidua e presenta foglie di forma ellittico- lanceolata, la cui lunghezza media oscilla tra i 12 e i 20 cm. e la larghezza è di 3-6 cm. I fiori compaiono solitamente in giugno, i frutti sono avvolti da un riccio di circa 5-6 cm. di spessore con spine molto pungenti. Inizia a germogliare tra la fine di marzo e la metà di aprile e arriva alla maturazione dei frutti dopo circa 140-185 giorni. Il castagno è una specie mesofila ama cioè gli ambienti nè troppo umidi nè troppo secchi; esige una temperatura media annua tra il più 8 C e +15C. Non viene danneggiato dal gelo invernale fino a meno 17C, è però sensibile alle gelate primaverili. Ama i terreni acidi o neutri, leggeri, profondi, freschi, ricchi di fosforo e potassio, con un sottosuolo friabile di origine arenacea.
Il castagneto va ripulito periodicamente perché la vegetazione arbustiva e arborea naturale potrebbe riportarlo alla condizione di bosco spontaneo. Se lasciati abbandonati, infatti, i castagneti presentano cespugli di calluna, erica, che raggiunge anche i 5m., felce aquilina ed anche arbusti e alberi dei boschi di querce come il nocciolo, il corniolo, la sanguinella, il biancospino, la berretta del prete. Troviamo anche il caprifoglio e il tamaro che avvolgono con il fusto convoluto arbusti e giovani alberi. Originariamente infatti il sottobosco era lo stesso del querceto, poi si è modificato perché il castagno acidifica il terreno.Nel sottobosco del castagno si possono notare quindi: scordonia dai fiori color verde pallido, chiamata anche aglio dei boschi perché le foglie, se strofinate, producono un leggero odore di aglio; veronica officinalis, dai bei fiori celesti; ginestra pelosa; ginestra dei carbonai i cui rami servivano per fare le scope; erica nei luoghi più caldi; festuca tenuifoglie, una graminacea abbastanza comune.
Del castagno sono usati il legno e i frutti, i fiori poi permettono alle api di produrre un ottimo miele, le foglie hanno un'azione sedativa sull'apparato respiratorio e il terriccio è ottimo per la floricoltura. Il legno è di colore bruno, elastico, piuttosto resistente, ma non è sempre di buona qualità perché tende a fendersi; viene quindi utilizzato soprattutto per imballaggi, ceste, travi, pali, botti, mobili rustici e come legna da ardere. La corteggia contiene tannino che è usato anche oggi per la concia. Il consumo alimentare è notevolmente diminuito rispetto al passato ma le castagne sono ancora utilizzate, specialmente i "marroni" che sono una varietà ottenuta attraverso la pratica dell'innesto su piante selvatiche nate da seme.
Le castagne vengono consumate fresche oppure essiccate; nell'industria dolciaria vengono prodotti soprattutto marrons glacees e marmellate. I frutti vengono raccolti nelle nostre zone dalla seconda metà di settembre, fino alla metà di ottobre. Per i frutti non caduchi e tardivi si usato lunghe pertiche con cui si percuotono i rami e si provoca la loro caduta. Le castagne possono essere conservate in diversi modi: se destinate al consumo allo stato fresco, con la affogatura o con la ricciaia; un altro trattamento piuttosto diffuso è quello dell'essiccazione, realizzata nel medio appennino, nei "metati" cioè edifici appositi in cui venivano poste le castagne su un graticcio, sotto al quale era tenuto acceso un fuoco di legna per 20/30 giorni; oggi questo simbolo della civiltà della castagna appare raramente nei boschi, dimenticato tra la vegetazione. Le castagne venivano portate ai "metati " con carri trainati da buoi e, dopo l'essiccazione, si passava poi alla trebbiatura, per sbucciarle nella "pila" con la "stanga". La pila era un grande mortaio di legno dove si mettevano le castagne essiccate che venivano sbucciate dalla stanga introdotta e fatta girare. Si divideva poi la pula dalle castagne, si eliminavano gli scarti ed infine si procedeva a macinarle nel mulino ad acqua lasciando una parte di prodotto, la "molenda", al mugnaio come paga per il suo lavoro.
La farina di castagne ottenuta ha fava molto antica. Nel 500, in un "Herbario novo" troviamo scritto: "nelle montagne dove si raccoglie poco grano, si seccano le castagne sulle grate al fumo et poscia si mondano et fassene farina, che valentemente supplisce per farne il pane." Pare che anche le famose tigelle fossero usate prima per cuocere ricette a base di farina di castagne che per quelle di frumento. La fantasia e l'inventiva dell'uomo poi ha dato origine a una serie di prodotti basate sulla farina di castagne: "frittelle", "polenta","ciacci", "castagnaccio", "mistocca", "pattona" e infine i "ditalini", cioè farina cotta sui ferri della stufa, dentro al ditale, per accontentare i più piccoli.
Ora la castanicoltura viene rivalutata e si cerca di recuperare aree lasciate in abbandono proprio perché si è capito che curando i castagneti si migliora la qualità dell'ambiente e del paesaggio montano, con favorevoli ricadute anche altre attività, come il turismo. Per salvaguardare i castagni occorre intervenire contro il cancro corticale, fungo che colpisce le piante, ormai diffuso in tutto il territorio nazionale, il mal dell'inchiostro, altra malattia che distrugge lentamente la pianta, il nerume, parassita dei frutti, la ruggine delle foglie e tutti gli insetti che danneggiano il prodotto.

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