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Il querceto misto ha rappresentato la vegetazione più tipica per millenni della
regione, dalle prime colline fino agli 800-900 metri, quindi anche nel
corrispondente territorio modenese. In passato, escluse le zone rocciose, tali
boschi dovevano essere estesi ovunque poi, nel tempo, soprattutto dopo il mille
con la rivoluzione agricola, sono in gran parte stati sostituiti da campi
coltivati, castagneti, insediamenti. In un terreno abbandonato dall'uomo, il
querceto torna spontaneamente, attraverso una prima crescita di arbusti tipici
del sottosuolo. L'uomo per secoli ha sfruttato il legno offerto dalle querce
per l'edilizia, per fabbricare attrezzi o per riscaldarsi. Pure il frutto ha
trovato utilizzazioni, o per alimentazione umana in caso di guerra o carestia o
per quella animale: i maiali, un tempo, erano lasciati liberi di pascolare,
perché oltre al nutrirsi di ghiande, dissodavano il terreno. Le querce
diffuse nella zona sono caducifoglie e in genere mesofite cioè amanti dei suoli
profondi, con una moderata, ma continua, disponibilità idrica, e di versanti
ombrosi. Si possono trovare querceti misti con molti carpini neri e suoli ben
drenati e ricchi di carbonati: è presente allora il cerro, se il suolo è
argilloso, o la roverella; oppure cerreti quasi puri nei suoli fortemente
argillosi, o ancora boschi a dominanza di rovere e di cerro nei suoli profondi e
freschi, poveri e privi di carbonati: è allora la volta del carpino
bianco. Le querce maggiormente diffuse nella zona sono il cerro, la roverella
e la rovere, anche se, sia per l'enorme estensione dei campi coltivati che per
la diffusione dei castagneti, i querceti si sono notevolmente ridotti; si
tratta, in genere di alberi di modeste dimensioni per il trattamento a ceduo
operato dall'uomo. Esemplari plurisecolari sono rari e si trovano quasi solo
intorno ad insediamenti, con funzioni ornamentali. Il cerro è tipico dei terreni calcarei ed è di rapida crescita. Il suo legno non
è particolarmente pregiato in quanto, esposto alle intemperie, marcisce
facilmente ed è difficile da lavorare. La ghianda, che contiene molto tannino
per cui è poco gradita dai suini, si riconosce dalla cupola che ha squame
estroflesse; matura in due anni. Le foglie sono alterne, ruvide, di color verde
scuro e lucide sulla pagina superiore; la base fogliale è provvista di
stipole. La roverella ama versanti asciutti e assolati, cresce lentamente ed
è stata soprattutto in passato governata a ceduo per ottenere legna da ardere e
carbone. La sua ghianda è allungata e protetta da una cupola a squame regolari
fin circa alla metà. Soprattutto in passato, era data come cibo ai maiali sia
fresca che conservata; la si faceva seccare nei metati, con lo stesso
procedimento usato per le castagne; durante la guerra, era utilizzata per
produrre una bevanda simile al caffè. Le foglie sono alterne, hanno forma
ovato-allungata, con picciuolo pubescente, come la pagina inferiore delle foglie
giovani. Il rovere è uno degli alberi più maestosi; il suo legno, pesante e
durevole, è particolarmente pregiato. Dalla sua corteccia, come da quella di
altre querce, si ricavava il tannino, usato in passato per la concia delle
pelli. Le foglie hanno basi cuneiformi, le ghiande sono tozze e sessili.
Nella zona, in genere, le querce si presentano frammiste ad altre specie
arboree, innanzi tutto il carpino che è particolarmente diffuso sia bianco che
nero. Dotati di proprietà pollonifera, i carpini erano governati a ceduo per
ottenere legna da ardere e carbone. Hanno legno resistente, usato per costruire
attrezzi agricoli. Le foglie sono alterne, ovali e doppiamente dentate. Gli
aceri sono presenti in diverse varietà: il più diffuso è quello campestre, usato
per sostenere i filari della vite soprattutto in passato quando essa era più
coltivata nella zona. Governato a ceduo, produceva legna da ardere e carbone. Il
tronco dell'acero campestre, comunemente detto oppio, è usato per fabbricare
ruzzole, forme a disco, con le quali si pratica uno sport molto popolare in
tutto l'Appennino. L'acero di monte è di rapida crescita, quindi raggiunge grandi dimensioni; il
suo legno, come quello dell'acero riccio, ha sviluppo più lento, era utilizzato
per fabbricare utensili per la casa. Le foglie degli aceri sono opposte,
profondamente lobate, più piccole di quelle dell'oppio. I frutti sono samare
appaiate e simmetriche, con base più o meno rigonfia, contenente il seme. Il
frassino ha un legno molto resistente e duttile, quindi è stato utilizzato in
modi diversi; le foglie, composte da alcune foglioline, erano date come cibo
agli animali. L'orniello, della stessa famiglia dei precedenti, ha dimensioni
minori e si distingue in quanto produce frutti, samare singole, che pendono dai
rami in fitti gruppi. Il maggiociondolo è molto diffuso anche come
cespuglio; in maggio (di qui il nome) è particolarmente suggestivo in quanto si
ricopre di fiori gialli disposti in grappoli. I legumi prodotti contengono semi
velenosi. Ha foglie alterne, formate da tre foglioline, usate per
l'alimentazione dei conigli. E' inoltre diffuso l'ontano, sia bianco che
nero; è utile per consolidare e proteggere l'erosione del terreno; fissa l'azoto
dell'aria. Le foglie alterne sono acuminate per il bionaco, arrotondate e
talvolta smarginate all'apice per l'ontano nero. I frutti sono piccoli coni che,
da verdi, diventano neri quando sono maturi. L'olmo campestre, utilizzato in
passato per sostenere i filari delle viti, sta ora scomparendo in quanto
attaccato dalla grafiosi, prodotta da un parassita fungino. Il legno era
pregiato per la fabbricazione di attrezzi agricoli in quanto duro e resistente;
ha foglie alterne ed acuminate, i fiori si sviluppano in samare ovoidali. Il
sottobosco del querceto è particolarmente ricco di vegetazione arbustiva ed
erbacea sia perché le foglie delle querce, cadute al suolo, marciscono
velocemente producendo humus, sia perché la luce riesce a filtrare in
abbondanza. Gli arbusti più diffusi sono quelli costituenti le siepi, in
particolare nocciolo, corniolo, sanguinella, rosa canina, prugnolo, rovo,
berretta de prete, e quelli che si ritrovano nel sottobosco delle aghifoglie
cioè ginestre e ginepri. Sono diffuse anche le felci e la vescicaria, un arbusto
presente in particolare con la roverella, in quanto predilige terreni calcarei
ed assolati. E' un'azotofissatrice e produce legumi, che gonfiandosi di aria,
assomigliano a vesciche. In primavera sono particolarmente diffuse primule e
viole.
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