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La siepe è un insieme di vegetazione arbustiva allineata, che caratterizza
ancora buona parte del territorio rurale montano, mentre in pianura è andata via
via scomparendo in quanto costituiva un intralcio al passaggio dei grandi
macchinari agricoli: è rimasta con funzione ornamentale attorno alle case o nei
giardini. Essa era ed è ancora usata per separare poderi diversi, ed ha non
solo la funzione di proteggere le colture dal vento, di cui fa diminuire la
velocità, ma consolida anche il terreno delle scarpate che grazie alla sua
presenza è meno erodibile dagli agenti atmosferici. Inoltre contribuisce a tener
più alta la temperatura rispetto le zone circostanti e costituisce un vero
ecosistema. Ospita animali in tutte le stagioni e offre loro cibo e riparo; la
sua assenza corrisponde a un drastico calo della fauna della zona. Per gli
uccelli è un ambiente ideale per la costruzione del nido, che risulta protetto
da rami intrecciati e spesso spinosi; offre loro cibo soprattutto in autunno,
quando abbondano le bacche sui suoi arbusti. Pure per i mammiferi è un habitat
ideale, anche nella stagione invernale: c'è chi trova riparo scavando tane, chi
arrotolandosi intorno alle sue radici o sotto i tronchi o nascondendosi sotto le
foglie. Le siepi della zona sono in genere molto vecchie; ciò è rilevabile
anche dal numero di arbusti che le formano; si dice infatti che ogni cento anni
circa se ne aggiunga spontaneamente un novo tipo. Gli arbusti che prevalentemente le costituiscono sono i
seguenti: Biancospino: è resistente e cresce molto in fretta; potato
opportunamente, forma veri e propri alberelli, tenuto basso costituisce barriere
quasi impenetrabili; ha fiori bianchi e bacche rosse con i quali si fanno
marmellate e gelatine, ricche di vitamina C. Nocciolo: largamente diffuso, ha
i rami molto flessibili, usati intrecciati fin dai tempi antichi; il frutto
serve all'uomo ed agli animali roditori. Sambuco: cresce preferibilmente in
terreni umidi; con le sue bacche viola si fanno liquori e marmellate ricche di
vitamina C. Prugnolo: forma macchie spinose quasi impenetrabili, il frutto
blu-nero è forse l'antenato delle susine, viene utilizzato per marmellate e
liquori; si mangia al naturale solo se molto maturo. Ligustro: ha foglie
verde scuro e forma fitte barriere, produce bacche velenose. Sanguinella:
cresce nei terreni poveri e calcarei, può essere usata per consolidare terreni
franosi; foglie e rami, in autunno diventano rossi, le bacche sono cibo per gli
uccelli. Corniolo: cresce in terreni calcarei; i frutti rossi, in passato,
venivano usati per marmellate. Acero campestre: sopporta le potature ed è
molto resistente, per cui si trova nelle siepi anche se cresce soprattutto come
albero. Mora: cresce su rovi spinosi, di cui costruisce il frutto col quale si
fanno marmellate, liquori, sciroppi. Rosa canina: fa rose selvatiche i frutti
comunemente detti peterlenghe, che si usano per conserve e
marmellate. Beretta del prete: poco appariscenti in estate, in autunno ha
foglie che si colorano di rosso; i fiori rosso – rosa hanno semi arancioni;
nell'antichità il suo legno bianco veniva usato per fabbricare fusi. Bosso:
forma una fitta siepe sempreverde; tempo fa veniva usato come febbrifugo, ma a
dosi limitate in quanto tossico. Su questi arbusti si arrampicano l'edera, il
tamaro o uva di volpe ed inoltre la vitalba, una liana che, crescendo molto in
fretta, soffoca ciò che gli sta attorno.
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